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A cosa servono i social? Capirli per usarli

funnel di marketing

A cosa servono i social? Chissà quante volte te lo sei chiesto guardando la grandissima varietà di strumenti digitali. La risposta più banale è anche la più centrata: a comunicare. La vera domanda non è a cosa servono i social. La vera domanda è: cosa ci scrivo nei social?

Se non capisci il senso di esistere delle singole opportunità di network digitale, non puoi costruire una comunicazione centrata e strategica.

Ho preparato una carrellata di senso per i social più comuni ed utilizzati da un pubblico adulto.

Profilo personale Facebook

Le linee guida di Facebook dicono che il profilo personale non può essere utilizzato per scopi di business e Facebook ha la possibilità di bloccare l’account se questo non viene utilizzato in maniera conforme.

La realtà è che TUTTI quelli che hanno una partita IVA operativa (e chi lavora in nero) si promuovono e guadagnano (bene) con il profilo personale Facebook. Quindi a cosa serve questa parte di social?

Serve a mostrare chi sei. Serve a raccontare il tuo mondo interiore professionale. A far capire a chi ti legge chi sei, di cosa ti occupi, com’è fatta la tua sensibilità, quali sono le tue idee, su cosa ti soffermi, in cosa credi. In sintesi: ti aiuta nel tuo personal branding.

Quando le persone faranno ricerche su di te in Google, comparirà e dirà, in anonimato, molto sulle tue idee sociali, politiche, relazionali. Verrai contattata o scartata per cosa mostri nel tuo profilo. La gente, in silenzio, capirà se sei superficiale o profonda. Se ti piace goderti la vita o se ti lamenti, se cerchi soluzioni o se aspetti soluzioni. Facebook, invece, saprà che tipo di consumatore sei (ma questo è un altro discorso….. )

Alcuni profili (li riconosci subito!) hanno attivato dei funnel per la vendita di consulenze e percorsi e sono quelli che iniziano con “Ho aiutato più di 100 persone a…”. (che non è mai vero). Questo tipo di profili personali propongono sempre contenuti “per farti riflettere”. Parlano alle tue paure e bisogni, lo fanno con consapevole studio delle ansie e delle lamentele più tradizionali, collegate ai servizi che possono essere venduti cogliendo la persona sull’emotività e sull’urgenza “della svolta” (altra parola abusata) attraverso la famosa call gratuita di 3o minuti (dove 10 sono per ascoltarti, 10 sono per farti venire il dubbio e 10 sono per chiudere la vendita).

Lo stesso meccanismo vale per i networker, che propongono il prima e dopo o le foto con i prodotti in vendita, la vita meravigliosa e le frasi sul quanto sia facile lavorare nei network e avere una vita con tanto tempo libero. Alcuni profili sono un mix fra il generico e il professionale. Un melting pot di stili dove regna la poca focalizzazione, tanti personalismi e poca comunicazione orientata al potenziale cliente.

Un buon uso della pagina Facebook dovrebbe prevedere questi tre elementi:

  • sapere cosa vuoi ottenere da lei (contatti, vendita, relazione)
  • identificare a che categoria appartengono i tuoi contatti (chi sono, cosa fanno, a cosa sono sensibili etc.)
  • scegliere quale parte del tuo mondo mettere a loro disposizione (e perché!) e quale tenere oscurato sotto privacy totale
  • essere onesti nel parlare sapendo di utilizzare leve di comunicazione per manipolare in senso marketing le intenzioni di acquisto di chi si “affilia” al profilo.

Io, per esempio, ho due profili personali: uno per la mia parte letteralmente casalinga, con quattro persone fidate aggiunte e uno per l’immagine professionale. In quest’ultimo, condivido parti selezionate di vita con Mercurio perché sto scrivendo il libro su Mercurio ed è mio interesse coltivare un pubblico di persone interessate alla nostra storia e mediamente disponibili all’acquisto dello stesso, quando sarà in libreria. I miei contatti sono profilati e collegati al mondo della cinofilia e agricoltura: di tanto in tanto condivido qualche mio lavoro professionale dalla mia pagina e questo fa sì che le persone riescano a collocarmi in un range di servizi, valori, aspirazioni.

Storie nel profilo personale Facebook

Dovrebbero raccontare il quotidiano. Possono essere utilizzate per condividere momenti di vita o post altrui. Sarebbe meglio utilizzarle per comunicare vision, mission e fondamenta del tuo brand nei termini di temi che tratti, attività che sostieni etc.

Pagina Facebook

Luogo istituzionale sottovalutato, sotto stimato, sotto utilizzato dalla maggior parte di chi le apre. Sono piene di funzioni per costruire una comunicazione Top ma la poca usabilità degli strumenti business Facebook le rendono antipatiche e ostiche. Sia per i principianti, sia per i professionisti.

Il Facebook Business Manager, strumento per la gestione delle inserzioni, in abbinata a Creator Studio, è un’arma potentissima di marketing. Ribadisco: la scarsa usabilità, la fatica nella coerenza, la dispersione abnorme che lo contraddistingue rende tutto molto difficile.

Nel mondo delle pagine Facebook basic possiamo comunque scegliere un piano editoriale efficace composto da:

  • bacheca eventi
  • lancio nuovi prodotti
  • lancio newsletter
  • post ispirazionali
  • sondaggi
  • meme
  • post di informazione/formazione con slide show
  • video
  • dirette
  • infografiche quadrate
  • cross posting fra pagine
  • video You Tube
  • prodotti in vendita

I contenuti pubblicabili possono essere “la qualunque” legata al brand:

  • iniziative speciali
  • temi focali connessi con i servizi
  • novità in arrivo
  • aggiornamenti dal blog
  • anteprime
  • teaser

Vedi la pagina Facebook come se fosse il leadwall della tua attività, la bacheca che la gente legge quando è nella tua sala d’attesa, lo schermo che segue quando sta mangiando il suo panino gigante con birra. E’ il luogo dove vendi sottilmente, dove informi, dove proponi. Ricordi, rinfreschi, ti mostri, fai vedere la tua faccia, il tuo luogo di lavoro. Sei la parte istituzionale del tuo brand.

Storie nelle pagine Facebook

Mostra la dinamicità del tuo lavoro.

Sei in aeroporto perché devi raggiungere Tokyo per un meeting? Fai una foto alla brochure e scrivi un testo breve che informi dell’evento ( la tua faccia felice all’imbarco la metti nelle storie del tuo profilo personale, ricordatelo!). Stai scaricando un camion di nuova oggestica e cibo per cani? Fai la foto alle marche incellofanate e spiega, in tre parole tre, perché il tuo negozio si rifornisce proprio da loro (i calli nelle tue mani li metti nelle storie del profilo personale!).

IMPORTANTE: ricorda che in entrambi i casi, le storie durano il tempo di un volo New York – Mosca.

Instagram personale e professionale

Allora: Instagram è cambiato nel suo utilizzo.

La gente condivide molte storie e usa di meno il feed. Perché l’estetica ha preso il sopravvento ed è più facile essere imperfetti nelle storie piuttosto che rimanere a vita nel feed. A meno ché tu non sia fotografo professionista o non abbia una particolare sensibilità/competenza al riguardo, nell’Instagram personale pubblica le foto belle della tua vita normale e metti in evidenza, se lo rendi pubblico, la tua visione, i tuoi valori, la tua ricerca della felicità.

Le persone seguono e cercano storie che raccontino amore e valori: guarda Chiara Ferragni.

Parla di famiglia nel suo profilo “biz-personale” e parla delle sue collezioni nel suo profilo total-biz. Questa è la distinzione da comprendere. Nel personale racconti la tua umanità, la tua sensibilità, come ti prendi cura di ciò che ti fa battere il cuore e dipingi un ritratto mediato di te scegliendo cosa rendere pubblico da cosa tutelare dall’oblio, dal silenzio o dalle impostazioni privacy.

Nel mio profilo personale, per esempio, chiamato @famigliapagni, racconto da molti anni i momenti più significativi della mia vita con i miei animali. Prima con Mercurio e ora con Mufasa, il mio gatto adottato. Nel mio profilo professionale, invece, chiamato @carolinawolfeyesinside, propongo riflessioni e contenuti legati all’imprenditoria digitale e imprenditoria femminile.

Nelle storie presento i servizi, le novità, condivido qualche momento del mio quotidiano professionale, lancio sondaggi, scrivo rapidissime consulenze e divulgo le campagne sociali animaliste e ambientaliste a cui aderisco come studio di consulenza.

Canale You Tube

You Tuba va inquadrato come motore di ricerca e come mercato di clientela potenzialmente internazionale e digitale. Da qui puoi ottenere clienti in target a cui fornire consulenze o corsi di formazione. Se lavori solo con target locali, You Tube non ti serve a priori (va bene la pagina Facebook e Instagram). Se punti ad un business scalabile, sicuramente ti aiuta tantissimo (ma prima devi conoscere molto bene tutte le query del tuo target e poi costruirci una strategia di comunicazione ad hoc).

Finché non lo intendi come Google, come motore di ricerca, non riuscirai ad avere risultati apprezzabili. You Tube ha delle sue specifiche tecniche per la resa ottimale del canale ed è bene seguire un corso prima di buttartici a capofitto. Anche qui puoi fare pubblicità a pagamento (come in Google, in Facebook e su Instagram).

Blog

Il blog serve per fare entrare gente in target nel tuo sito. Persone che stanno cercando risposte ai loro dubbi e che vogliono informarsi leggendo (se volessero un tutorial video andrebbero su You Tube, no?). Quindi il blog non serve per sproloquiare con la tua interiorità e i tuoi pensieri personali su una data situazione (una volta serviva a questo!). Serve per dare consulenza testuale a chi ha un problema. Quindi quando scrivi un testo, scrivilo sempre tenendo bene a mente che stai scrivendo una consulenza. niente di più, niente di meno. Consulenza indicizzata in Google e trovabile da chiunque nel web cerchi le parole chiave che ti posizioneranno nelle pagine del motore di ricerca.

Newsletter

Serve per parlare con le persone che sono più vicine nel cerchio degli acquirenti o donatori: sono persone che ti hanno già scelto con l’adesione spontanea alla newsletter e che stanno aspettando la giusta offerta per comprarti. Questa giusta offerta coincide con il loro giusto momento di vita e di professione, il valore percepito, l’urgenza reale e il prezzo. Per arrivare alla vendita, lavori sulla fiducia, sulla conoscenza, sulla condivisione, sulla consulenza. Anche la newsletter è, in sintesi, una consulenza privata mediata dal testo scritto e dal monitor. Quindi ogni volta che scriverai una nuova newsletter chiediti sempre, prima di iniziare: che cosa voglio dire? Che cosa voglio raggiungere? Che valore voglio dare ai miei lettori? Cosa voglio che facciano?

I contenuti della newsletter devono essere sempre coerenti con i tuoi obiettivi di fatturato. Devono andare di passi passo. Ogni newsletter inviata a caso è un’opportunità persa. Un’opportunità di fatturato. Tutte le newsletter che invii dovrebbero avere come obiettivo diretto o indiretto la realizzazione di una vendita. Anche quando non vendi esplicitamente e non hai un carrello attivo nel sito. Puoi farlo con sensibilità, con onestà, con pragmaticità ma tienilo sempre a mente. E se il tuo obiettivo con la newsletter non è vendere, non mandarla.

Sito Web

Il sito web serve ad essere trovata/o e scelta/o quando una persona ha un bisogno. Per esempio: ti si è rotto un dente e cerchi un dentista. Vai in Google, scrivi “dentista riparazione dente rotto Udine” e clicchi nel primo link che ti compare. Il sito è fatto bene, è accattivante, trovi subito la risposta per quella specifica esigenza, e chiami. Il sito è vecchio, confuso, non funzionale? L’utente abbandona e passa al successivo.

Per questo è sempre importante lavorare sul target: quali sono i suoi bisogni? E, quindi, quali bisogni vengono soddisfatti dai tuoi servizi? Quali parole chiave cercherebbe? Il sito non è solo una vetrina: è una porta d’ingresso. Non tutte le professioni vengono “acquistate” dal sito web: alcune, come le consulenze, arrivano alla vendita dalla relazione fiduciaria ma comunque un buon sito web è una presentazione e uno strumento di marketing ancora irrinunciabile (e non sostituibile dalla sola landing per ogni settore!)

Landing Pages

Se vendi una sola cosa e vuoi fare cassa rapidamente, la landing è la soluzione più efficace. Se hai più servizi, se quello che offri è più particolareggiato, no. Se vendi un corso va benissimo: basta connettere il metodo di pagamento con la registrazione al corso (esistono piattaforme con questo integrato). La landing altro non è che una singola pagina web, indicizzata e con dominio proprio, dove lavorare molto bene di copy per vendere la tua offerta. Che si tratti di academy, di assicurazione, dello specifico prodotto ultra, quella è la soluzione più rapida per ottenere vendite in serie, identiche, con un click.

A cosa servono i social? A esprimere il tuo mondo

Quindi, a cosa servono i social? A vendere. Passando per la relazione. che passa attraverso la narrazione strategica dei momenti di vita più importanti, personali e di brand, che popolano il tuo universo e la tua vita.